Bozza Progetto LO SBERTOLIANO 2012

 COLLETTIVO SPAZIO LIBERATO EX BREDA EST / ABITANTI A PIEDE LIBERO / ULTIMO TEATRO & LABACT INCURSIONI URBANE / GRUPPO INFORMALE LO SBERTOLIANO

presentano

PER LA RIAPPROPRIAZIONE E LA RINASCITA

DELLE VILLE SBERTOLI

Indice

Dati e cenni storici sulle Ville Sbertoli

Sintesi del regolamento urbanistico

Dal manifesto alla scrittura dello statuto

Manifesto-elenco

Primi passi verso uno schema progettuale

Una rurale possibilità

Cohousing rurale

Per estendere la Biodiversità

Dati e cenni storici sulle Ville Sbertoli

Le Ville Sbertoli, situate in un’area rurale di circa 5 ettari, sono composte da 26 plessi di cui 3 ville storiche per un totale di più di 13.000 metri quadrati (54.000 metri cubi).

La struttura fu di proprietà di Agostino Sbertoli e della sua famiglia fino al 1920 e già dal 1868 aveva funzione di “casa di cura per malattie mentali”. Nel periodo successivo, che copre il trentennio 1920-1950, le Ville furono gestite da privati che lavoravano in convenzione con la Provincia. Nel 1950 la Provincia di Pistoia acquistò una parte delle Ville, mentre un’altra parte costituiva il “lascito Mattani”, comproprietario delle strutture che vincolò l’area alla sua funzione di casa di cura. La città si dotò così di un suo vero e proprio manicomio (nei precedenti 80 anni la casa di cura ospitò “solo” tremila pazienti). In questo periodo vennero effettuati lavori di ampliamento della struttura tramite costruzione di nuovi plessi. Arriviamo così al 1980 (1978 secondo archivio SIUSA), anno di passaggio di competenza del complesso delle Ville Sbertoli alla USL (ora ASL), in attuazione della nuova legislazione. Fu avviato un percorso di riconversione di alcuni edifici e di abbandono di altri fino ad arrivare alla situazione odierna di totale abbandono.

Il Comune di Pistoia ha commissionato uno studio per sondare le idee di un possibile uso delle Ville Sbertoli avviando un percorso partecipativo che ha interessato tre gruppi di cittadini: tecnici/esperti, abitanti e “custodi della memoria” e organizzando dei focus groups, e ha chiamato il progetto “Le Ville e la città”.

Sintesi del regolamento urbanistico

Il Regolamento Urbanistico del Comune di Pistoia – adottato ma non ancora approvato –  prevede il riutilizzo delle Ville per attività sociali, artistiche, educative; la possibilità di farci attrezzature extra alberghiere, presenza di esercizi di vicinato, come potrebbe essere un bar aperto alle attività realizzate nell’area. Dunque è già previsto un recupero urbanistico improntato verso un uso pubblico e sociale, con la possibilità di fare usufruire l’intera area a tutta la cittadinanza.

Il RU accoglie in buona parte le proposte del progetto “Le Ville e la Città” e prevede per l’area le seguenti possibilità:

– centro di espressività, legato alla produzione e all’esposizione artistica e all’arteterapia;

– centro studi e di documentazione legati al territorio;

– attrezzature e sedi di associazioni culturali;

– spazi per la ricerca scientifica e l’alta formazione;

– spazi per attività didattiche ed educative.

Il RU prevede anche la possibilità di affiancare a queste funzioni:

– attività direzionali (ad es. centro congressi)

– funzioni ricettive extra-alberghiere (ostello, foresteria);

– esercizi di vicinato legati alle funzioni sopraelencate;

– esercizi commerciali per la ristorazione e la somministrazione di alimenti e bevande.

Il RU esclude le seguenti possibilità:

– residenza;

– attività produttive (ad esclusione di artigianato artistico e tradizionale in scala ridotta);

– commercio (eccetto le funzioni sopraelencate);

– attività ricettive di tipo alberghiero.

Dal manifesto-elenco alla scrittura (in) comune dello statuto del luogo

Con una plausibile divergenza dal RU, pensiamo che il recupero dell’area possa avvenire attraverso usi abitativi di importanza sociale come l’autorecupero e il cohousing.

Ecco di seguito elencate le proposte e le ipotesi di riappropriazione che la realtà fisica e storica delle Ville Sbertoli ha suscitato negli ideatori del presente progetto.

Manifesto-elenco

1. Realizzazione di orti comuni, coltivazione organica delle terre, agri-cultura, in collegamento con la città (ipotesi di costituzione di un Ente Comunale di Consumo), con i g.a.s. locali, con gli ecovillaggi. Uso di compost per la fertilizzazione delle terre e per la produzione di cibo necessario al sostentamento della comunità e allo scambio pubblico e comune aperto alla cittadinanza;

2. Costituzione di un sistema della Biodiversità: attività di studio, di formazione, informazione e insegnamento; attività ricreative, ludiche e sportive;

3. Costituzione di gruppi di lavoro per la manutenzione e la realizzazione delle opere e dei vari progetti ( terre da coltivare, riciclaggio, edifici, laboratori…);

4. Autorecupero e autocostruzione per i lavori sugli edifici e le microinfrastrutture rurali ( strade bianche, terrazzamenti, muri a secco). Abitazione in cohousing;

5. Una “casa delle arti” o per meglio dire una “casa delle culture e dei popoli senza terra” per: conferenze, dibattiti, mostre, incontri, attività di sensibilizzazione, info-point, sportello stranieri;

6. Un centro di re-recupero, re-inserimento e ri-abilitazione attraverso le arti in genere, le scienze olistiche, le nuove tecniche mediche e psico-motorie. Sarà allestito con: laboratori attrezzati, sala teatro, sala concerti, sala prove, sala attività fisiche e meditative, sala d’ascolto, ufficio, postazioni internet;

7. Una Casa degli Incontri, ovverosia un polo di attività per il recupero dei soggetti definiti deboli o difficili e per la rinascita della persona, alternativo ai servizi già esistenti e incentrato sulla condivisione e sulle pratiche, innanzitutto artistiche;

8. Nel padiglione adibito per la reclusione dei partigiani e dei prigionieri politici al tempo del fascismo, un museo della follia e della memoria. Con documentazioni, attrezzature, visite guidate;

9. Due musei laboratorio: (I) “Il Centro di Attività Espressive La Tinaia” di San Salvi, dedicato all’art brut e alle nuove terapie manicomiali; (II) “Il Centro di Documentazione Musicale Luigi Tronci”;

10. Laboratori didattici e centri di lavoro per il riciclaggio, la realizzazione di compost e rifiuti zero – collegati al Coordinamento ATO Toscana Centro, ai vari Comitati per la chiusura degli inceneritori, ad Abitanti a Piede Libero, a gruppi di ricerca;

11. Una foresteria e alloggi di uso comune necessari per le attività interne, per la nascita di una comunità, per una casa famiglia, per le situazioni di emergenza, per la fruizione turistica che interagirà con il luogo;

12. Realizzazione di eventi comuni collegati alle varie realtà e che funzionino da verifica periodica dei singoli progetti e dei risultati ottenuti;

13. Ogni singolo progetto sarà collegato con gli altri progetti co-esistenti nella cittadella, e avranno il compito di raggiungere un’economia sufficiente alla propria sopravvivenza;

14. Ogni attività e fruizione sarà aperta: alla città e alla cittadinanza; alla didattica con le scuole; alla collaborazione con associazioni, cooperative, amministrazioni pubbliche e private; alla fruizione delle singole realtà interessate; alla società civile;

15. Tutti i progetti saranno fruibili: alle disabilità fisiche e mentali, alle tossico dipendenze, agli ex carcerati, ai senza fissa dimora, alle ragazze-madri, agli stranieri, alle persone comuni;

16. Utilizzo di tutti i possibili finanziamenti e bandi comunali, provinciali, regionali, statali, europei per l’ avvio di tutte le attività;

17. Scrittura collettiva e costituzione di uno Statuto del luogo delle Ville Sbertoli quale patto tra territorio e sua storia/ abitanti/ istituzioni, anche attraverso la definizione di regole di uso e di vita. Periodiche assemblee generali e pubbliche.

Primi passi verso uno schema progettuale

Ecco qui di seguito elencati gli obiettivi del progetto:

  • · opporsi allo spreco, a partire dal “più blasfemo degli sprechi”:[1] quello delle capacità di lavoro e delle intelligenze collettive non utilizzate;
  • · opporsi allo spreco delle terre e del territorio;
  • · lottare in modo “esatto”;
  • · descrivere e considerare le Ville Sbertoli come un terreno comune, un uso civico / common contemporaneo;
  • · recuperare Le Ville Sbertoli come bene comune attraverso pratiche sociali collettive e un cohousing rurale;
  • · coagulare i talenti e i saperi creativi, tecnici, artigianali;
  • · costruire il progetto come opera aperta; aperta alla possibilità per chiunque di portare un contributo, un progetto, un’ idea, un’ azione. Noi proponiamo uno schema, una descrizione progettuale, una modalità di connessione tra i problemi e tra le proposte che sono arrivate e che arriveranno;
  • · avviare una lettura sociologica della città e dei suoi abitanti.

Consapevoli dell’obiettiva difficoltà di poter concretizzare un così vasto progetto in una sola mossa, pensiamo ad un intervento progressivo e per gradi, ad albero, che abbia come tronco centrale e punto di partenza, previo ottenimento di comodato d’uso, la coltivazione delle terre abbandonate, e si sviluppi poi attraverso le altre missioni di rinascita, la coabitazione, le attività sociali.

Una rurale possibilità

Dal Forum europeo per la sovranità alimentare, Nyelèni 2011 Krems Austria:

“Siamo convinti che un cambiamento al nostro sistema alimentare sia un primo passo verso un cambiamento più ampio nella nostra società.

Riaffermiamo il diritto di tutti i popoli a definire i propri sistemi agricoli e alimentari, senza danneggiare né le persone, né le preziose risorse naturali.”

Per sostenere l’ avvio di attività rurali e agricole legate al lavoro contadino, si è creato a Pistoia un gruppo di persone che in modo completamente gratuito è disposto ad aiutare (ognuno secondo le proprie disponibilità di tempo e mezzi) chi vuole intraprendere questa attività. Per questo, la zona delle Ville Sbertoli ci appare molto importante sia per il preoccupante degrado a cui è sottoposta, sia per la sua vicinanza alla città che permetterebbe un’interazione con i suoi abitanti, siano essi utilizzatori delle produzioni agricole o fruitori di una zona in cui è possibile vivere l’alternanza delle stagioni e la relazione tra questa e le colture.

I piccoli coltivatori che promuovono un’agricoltura biologica, ecologica – organica  che non si avvale dell’utilizzo di pesticidi dannosi per uomo, per il terreno e gli animali, sono una soluzione perseguibile a fronte delle molteplici crisi che la terra sta subendo.

Nel progetto di autorecupero del luogo delle Ville Sbertoli e nella prospettiva di un suo utilizzo collettivo/pubblico, l’orto potrà aiutare a rendere protagonisti tutti i cittadini interessati, attraverso :

conferimento all’orto dei rifiuti organici, ciò che per un cittadino è un rifiuto per la natura è nutrimento e non c’è niente di più prezioso del compost per un contadino;

possibilità per i più giovani di familiarizzare con la natura, questo ha un comprovato valore pedagogico;

partecipazione al progetto orto e parco per rendere migliore il quartiere;

l’apertura di un luogo di incontro per far giocare i bimbi, avere un po’ di relax, praticare uno sport all’aperto, fare attività culturali;

apprendimento di lingue attraverso il coinvolgimento dei Wwoof;

volontariato sociale ed educazione ambientale;

Tramite la produzione di prodotti biologici, freschi, e pronti al consumo si istruisce la cittadinanza sull’importanza di attuare una dieta equilibrata, fattore di non poca importanza, in un paese come il nostro dove il tasso di obesità ha raggiunto, nei giovani sotto la maggiore età, il rapporto di uno a tre.

Le effettive risposte:

ñ Recupero di tecniche, culture e saperi tradizionali del mondo contadino.

ñ Promozione di un’agricoltura biologica ed eco compatibile che abbia alla base della capacità produttiva il mantenimento e la cura della fertilità del suolo, il rispetto dell’ambiente e dell’intero territorio.

ñ Attuazione di un’agricoltura che sia in grado di escludere l’impiego di fertilizzanti, pesticidi e farmaci chimici di sintesi.

ñ Promozione mercati locali, in modo da garantire un rapporto diretto fra produttori e consumatori, questo favorisce nuove relazioni sociali, limita gli impatto del commercio internazionale e riduce il prezzo finale eliminando gli intermediari.

ñ Promozione della biodiversità intesa come base naturale dell’equilibrio ecologico del nostro pianeta.

L’approvvigionamento del fabbisogno alimentare è stato ridotto a un modello di agricoltura industrializzata controllato da poche imprese alimentari transnazionali assieme a un piccolo gruppo di enormi catene di distribuzione al dettaglio. E’ questo un modello inteso a generare profitti che, invece di essere dedicato alla produzione di cibo, si concentra sempre più sulla produzione di materie prime come biocombustibili, mangimi o piantagioni di derrate causando l’enorme perdita di poderi agricoli e l’impoverimento delle persone che ricavano da vivere da tali poderi, mentre promuove una dieta che è dannosa per la salute e che contiene frutta, verdura e cereali in misura insufficiente; questo tipo di agricoltura è inoltre responsabile, in percentuale elevata,dell’emissione di gas serra, della perdita di biodiversità, del consumo eccessivo di acqua e della produzione di rifiuti, siano essi imballaggi, additivi o fertilizzanti chimici.

È quindi necessario, presa visione di tutte le suddette particolarità, l’impegno dei cittadini, degli agricoltori, delle istituzioni per rendere concreto il diritto alla sovranità alimentare, intesa come il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari.

Cohousing rurale legato alle attività di produzione di cibo e di lavorazione della terra

e alla estensione della Biodiversità

Il Cohousing è una soluzione abitativa che si è sviluppata in Europa a partire dagli anni ’70 e in Italia solo da pochi anni. Può essere definita una valida risposta contro la crescente atomizzazione e solitudine delle nostre città, che sono teatro di una progressiva perdita di coesione sociale e dunque anche di diffusione dell’isolamento degli individui.

In un plesso abitabile, ciascuna famiglia in cohousing risiede in una propria abitazione, ma condivide spazi e mezzi comuni, come ad esempio la cucina, o un laboratorio per il fai da te, la lavanderia, sala giochi per i bambini, biblioteca, camere degli ospiti, la postazione internet, orto con i relativi attrezzi, anche l’auto. La realizzazione di tutto ciò è sancita da un progetto di coabitazione legato a un luogo, che i futuri coabitanti, con il supporto di tecnici, definiscono insieme. Più alto è numero di persone coinvolte, maggiori servizi possono essere offerti, sia per le professionalità che le capacità espresse dai coabitanti. Nel caso delle Ville Sbertoli si può ipotizzare un numero di famiglie tra le 15 e le 30; si potrebbe inoltre prevedere fra i coabitanti la partecipazione diretta ai lavori di recupero.

L’abitare in cohousing prevede il mantenimento e la cura degli edifici da parte degli stessi abitanti e permette assistenza reciproca e cooperazione, portando a un miglioramento della qualità della vita per ciascuno. L’efficacia di tale modalità abitativa ha attirato l’interesse di politiche sociali di ordine nazionale e internazionale, le quali destinano fondi e mezzi a progetti di cohousing. Per incentivare una tale modalità abitativa, la Regione Toscana ha emesso un bando per assegnare fondi a coloro che scelgono questo “particolare condominio” secondo graduatoria presentata dai Comuni, il comune di Firenze ha messo a disposizione 3 edifici da ristrutturare in modello cohousing, ed io ho partecipato con altri ad un progetto su uno di questi edifici. In Toscana, per promuovere la cultura del cohousing esiste l’associazione di promozione sociale Cohousing in Toscana (www.cohousingintoscana.it), il cui contatto per la città di Pistoia è ilchiti@tiscali.it tel. 3335779297.

Per estendere la Biodiversità

Il complesso delle Ville Sbertoli nel sistema del verde a nord della città: una proposta integrata di fruizione pubblica e rete ecologica

La città di Pistoia risulta del tutto carente di spazi a verde pubblico, siano essi parchi di medie e grandi dimensioni, o percorsi urbani e periurbani pedonali e/o ciclabili. Le scelte urbanistiche degli ultimi venti anni (cioè da quando si è manifestata una forte ripresa dell’espansione edilizia) sono state fortemente penalizzanti nei riguardi del verde pubblico, concepito solo in termini di arredo urbano (e pertanto confinabile in piccoli spazi “inutili”, come ad esempio le rotonde). Il consumo di suolo si è spinto perfino laddove gli strumenti vigenti di pianificazione urbanistica prevedevano spazi verdi ad uso pubblico, come l’area del Campo di Volo, sulla quale avrebbero dovuto attestarsi le “mura verdi” a sud della città. In questo contesto una proposta di qualificazione e potenziamento del verde con funzione pubblica ed ecologica nel settore nord di Pistoia assume un significato strategico, ed anche simbolico, nei termini di una inversione di rotta.

L’idea scaturisce dalla condivisione del principio di avanzare proposte per il recupero dell’area delle Ville Sbertoli secondo due criteri guida: rispettarne le vocazioni e soddisfare l’esigenza di creare relazioni con la città.

Sulla base di quanto premesso è evidente la necessità di destinare a fruizione pubblica l’area del parco, che presenta spazi suggestivi, legati sia ad una copertura arborea di pregio (a tratti maestosa), sia ad edifici di rilevante effetto estetico. Peraltro il recupero di questa funzione richiede interventi di entità limitata di ripristino e messa in sicurezza.

Quanto alle relazioni ci siamo posti come obiettivo:

– l’individuazione/realizzazione di un collegamento fisico attraverso vie pubbliche (con eventuali accordi contrattuali con privati), che congiunga le Ville Sbertoli con la città di Pistoia e col parco del Villone Puccini, situato a poco più di un chilometro in linea d’aria;

– l’individuazione/rafforzamento di collegamenti funzionali fra i parchi Sbertoli e Puccini, la città e gli ecosistemi circostanti, nell’ottica di realizzare la prima porzione di rete ecologica del territorio di Pistoia.

Il torrente Brana, nel tratto cittadino e, a salire, fino al ponte di Via delle Gaine, rappresenta l’elemento comune di relazione con la città. Sia sotto il profilo della viabilità pedonale e ciclabile, che dal punto di vista della funzionalità ecologica esso necessita di interventi di adeguamento/miglioramento. Via delle Gaine (ramo superiore) collega nel modo più breve e razionale i due parchi. Sebbene essa sia in parte asfaltata, il suo inserimento paesaggistico e la bassa intensità di traffico motorizzato la rendono idonea come area per passeggiate a piedi e in mountain bike (attività che già vi vengono praticate).

Naturalmente questi spostamenti non sono alla portata di tutti ed è pertanto necessario un servizio razionale di Bus navetta da Via Collegigliato sulla linea già esistente, con mezzi ecologici e accessibili a persone diversamente abili (peraltro la fruizione del parco delle Ville è da intendersi anche nel quadro delle attività culturali, a carattere permanente e temporaneo, che fanno parte del progetto complessivo che intendiamo portare all’attenzione della città).

Il parco e le pertinenze delle Ville (bosco ed aree agricole) si prestano molto bene all’allestimento di un “sentiero natura” con funzione didattica-ricretiva, nell’ambito del quale potrà essere realizzato anche un piccolo giardino delle farfalle. Elementi qualificanti dei sentieri natura sono la cartellonistica illustrativa, le teche dimostrative, le targhette identificative delle piante, i nidi artificiali e le mangiatoie per uccelli, mammiferi, insetti ecc. Più complessa appare l’implementazione di relazioni ecologiche, ma non deve sfuggire l’opportunità di intraprendere la costruzione di una rete ecologica nel territorio pistoiese, a partire dal settore nord.

Spesso si assiste ad un uso improprio dell’espressione “rete ecologica”, usata come slogan o come concetto astratto e vago. La rete ecologica presenta una stretta attinenza con la conservazione della biodiversità (in ambiti naturali ed artificiali) in quanto ha per finalità la tutela di specie animali e vegetali autoctone. La ricchezza di diversità biologica è d’altra parte alla base dell’integrità e della funzionalità degli ecosistemi: da essa pertanto dipendono in ultima analisi i processi di rigenerazione delle risorse naturali essenziali (acqua, aria, suolo) nonché… la bellezza dei luoghi! Costruire una rete ecologica significa:

– identificare un’insieme significativo di “specie target”;

– identificare e tutelare (ovvero ripristinare se necessario) le aree di maggiore importanza per ciascuna specie (o gruppo di specie) target, che rappresentano i nodi della rete;

– identificare e tutelare (ovvero ripristinare se necessario) i corridoi ecologici (cioè i fili della rete) in grado di assicurare i collegamenti e quindi lo scambio genetico fra le popolazioni delle specie target.

In questa sede ci limitiamo a suggerire questa impostazione metodologica, che all’atto pratico si sostanzia soprattutto in interventi di deframmentazione degli habitat. Essa è aderente ai criteri dettati dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) per la rete ecologica europea (Rete Natura 2000), che all’art. 10 recita: “Laddove lo ritengano necessario […] gli stati membri si impegnano a promuovere la gestione di elementi del paesaggio che rivestono primaria importanza per la fauna e la flora selvatiche. Si tratta di quegli elementi che, per la loro struttura lineare e continua (come i corsi d’acqua con le relative sponde o i sistemi tradizionali di delimitazione dei campi) o il loro ruolo di collegamento (come gli stagni o i boschetti) sono essenziali per la migrazione, la distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie selvatiche”.


[1]   L’espressione, così come la successiva nozione di “lotta condotta in modo esatto”, ricorrono nell’opera del sociologo Danilo Dolci: cfr. Id. Spreco. Documenti e inchieste su alcuni aspetti dello spreco nella Sicilia occidentale, Einaudi 1962; cfr. anche Giancarlo Paba, Corpi urbani, Franco Angeli 2010.

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